Karin Boye

Come posso dire se la tua voce è bella
So soltanto che mi penetra
E mi fa tremare come una foglia
E mi lacera e mi dirompe.
Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
così che per me non c’è sonno né riposo,
finchè non saranno mie

***

 

«Ho sognato spade stanotte.

Ho sognato battaglia stanotte.

Ho sognato che lottavo al tuo fianco

Armata e forte.

 

Lampegggiava forte dalla tua mano,

e i Troll cadevano ai tuoi piedi.

La nostra schiera serrava le file e cantava

Nella minaccia di tenebre silenziose.

 

Ho sognato sangue stanotte.

Ho sognato morte stanotte.

Ho sognato che cadevo al tuo fianco

Con ferite mortali, stanotte.

 

Tu non notavi affatto che io cadevo.

La tua bocca era seria.

Con la mano ferma tenevi lo scudo

E andavi diritta per la tua strada.

 

Ho sognato fuoco stanotte.

Ho sognato rose stanotte.

Ho sognato che la mia morte era bella, e buona..

Così ho sognato stanotte.

 

***

Armata, diritta e corazzata

avanzavo –

ma l’armatura era di paura colata

e di vergogna.

 

Voglio gettar la armi,

spada e scudo.

Quella dura ostilità

Era il mio gelo.

 

Ho visto i semi secchi

Germogliare infine.

Ho visto il verde chiaro

Svilupparsi.

 

Potente è la gracile vita

Più del ferro,

spinta dal cuore della terra

senza difesa.

 

La primavera albeggia nelle regioni invernali,

dove gelavo.

Voglio accogliere le forze della vita

disarmata.

 

***

Sei la mia consolazione più pura,

sei il mio più fermo rifugio,

tu sei il meglio che ho

perché niente fa male come te.

 

No, niente fa male come te.

Bruci come ghiaccio e fuoco,

tagli come acciaio la mia anima,

tu sei il meglio che ho

 

 

 

Incline alla psicologìa, all’etica e alle religioni orientali, Karin Boye nasce a Göteborg.

Coltiva gli studi umanistici presso l’Università di Uppsala. Studia il greco e storia della letteratura,legge e i cicli mitologici dell’epopea scandinava e introietta una dialettica degli opposti, che si esplicita nella concezione di ‘bene’ e di ‘male’, di vita e di morte.

 

Il più noto dei cinque romanzi da lei scritti, Kallocaina, si distingue dalle altre ‘distopìe’ per la concezione della dittatura, che nel romanzo di Karin Boye agisce come un qualcosa di interno all’animo del protagonista.

La data di morte è incerta e compresa tra il 23 e il 24 aprile, così come il luogo; la Boye morì probabilmente suicida, il suo corpo fu ritrovato in un bosco poco fuori Alingsås

 

«Si ha un bel parlare dell’ “amore” come di un concetto antiquato e romantico, ma io temo che esista, e che contenga, fin dall’inizio, un elemento di indicibile dolore. Un uomo è attratto da una donna, una donna da un uomo, e per ogni passo che compiono avvicinandosi, sacrificano una parte di sé; una serie di sconfitte, dove non si aspettavano che vittorie» 
«Sogno spesso di tornare ragazza e di soffrire di un amore infelice. Sai che è invidiabile essere giovani e amare senza speranza, anche se al momento non lo si capisce?
Una ragazza giovane crede che ci sia qualcos’altro, una libertà che deve venire con l’amore, un rifugio che troverà nell’uomo che ama, una sorta di calore e di riposo – qualcosa che non esiste. Un amore infelice, che dà quella confortante disperazione di non aver avuto fortuna con la persona amata, ma lasciando la convinzione che altri possano averla avuta, e che esiste, e che si può avere. (…) Ma un amore felice conduce al vuoto. Non c’è più uno scopo, non c’è che la solitudine; e perché poi dovrebbe esserci qualcos’altro, perché dovrebbe esserci un senso per ciascuno di noi? Ti ho amato troppo, Leo, e così non ci sei neanche tu. Credo che ora potrei ucciderti.»

Karin Boyeultima modifica: 2010-09-29T00:49:38+00:00da admin
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